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Personaggi Illustri

Ultima modifica 22 novembre 2016

Luigi Russolo
( Portogruaro 1885 – Cerro di Laveno 1947) 
Nato a Portogruaro, fu insieme a Boccioni, Carrà, Severini e Balla il firmatario del Manifesto della Pittura Futurista.

Notizie dell'artista 

Nel 1913 scrisse “L’Arte dei Rumori”, autentico fulmine a ciel sereno nel panorama musicale di quel tempo. Russolo non si accontentò di teorizzare il trionfale ingresso del rumore della musica, ma con ecclettismo inventò macchine straordinarie, gli intonarumori, in grado di modulare i rumori mediante una leva che tendeva o rilasciava una membrana.

Russolo è anche filosofo. La lunga elaborazione del suo pensiero si può trovare nel trattato “Al di là della Materia” composto tra il 1934 e il 1938. Numerosi sono i fascicoli di appunti affidati ai suoi “diari”. Tra i suoi scritti si ricorda anche i “Dialoghi tra l’Io e l’Anima” 

In molti periodi della vita di Luigi Russolo la pittura riemerge prepotentemente con interessanti risultati. 
Iniziò l’attività artistica con una serie di interessanti incisioni (1906). 
Successivamente le produzioni pittoriche di Russolo furono interessate dal futurismo
Diversi interpreti come ad esempio, Paul Klee, stimarono l’originalità dei suoi dipinti. 
Fitta è stata anche la produzione autoritrattistica. Egli si espose in prima persona in merito all’evoluzione della pittura dal Futurismo al nascente Novecento. 
Negli ultimi 10 anni di vita, ritiratosi nelle rive del Lago Maggiore produsse una pittura paesaggistica e ritrattistica dichiaratamente “filosofica”

Gli intonarumori

Russolo nell’Arte dei Rumori scrisse: “Bisognava rompere questo cerchio ristretto di suoni pieni e conquistare la varietà infinita dei suoni - rumori”. 

Russolo nel 1913 inventò gli intonarumori, macchine musicali in grado di modulare un rumore, strumenti che rivoluzionarono la tecnica musicale e che riproducevano la grande varietà di suoni della città e delle macchine della vita moderna.

Un grande appuntamento con l’arte è stata la Mostra allestita presso la Galleria Comunale d’arte Ai Molini “Dai Salteri agli intonarumori di Luigi Russolo” e che ha aperto la rassegna W Russolo, dedicata dalla Città di Portoguraro all’artista futurista nel sessantesimo dalla morte. 

Oltre 2 mila presenze alla mostra, dove sono stati per la prima volta esposti dodici intonarumori ricostruiti, attraverso le fotografie, i documenti e i brevetti, dal prof. Pietro Verardo, esperto in musica e storia della musica futurista.

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Gli intonarumori rappresentarono per la prima volta la possibilità di sintetizzare un rumore e furono precursori di tutto ciò che è stato fatto in seguito soprattutto per quanto riguarda le tecniche di registrazione e montaggio ed i primi sistemi di sintesi elettronica del suono. 
Il Russolo inventore progetto e realizzò una ventina di diversi intonarumori divisi per timbro, proprio come in orchestra. Le famiglie furono nomenclate in maniera inequivocabile: gorgogliatori, crepitatori, urlatori, scoppiatori , ronzatori, stropicciatori, sibillatori, scrosciatori. 
Una spinta creativa davvero incontenibile portò Russolo a realizzare altri strumenti quali il rumorarmonio capace di produrre 7 rumori diversi in 12 gradazioni e l’arco enarmonico. 

Luigi Russolo iniziò una intensa attività concertistica con gli intonarumori a Modena, Milano,Genova, Londra, Dublino, fino a Parigi. 

Gli intonarumori andarono tutti distrutti nei bombardamenti della seconda guerra mondiale. 

Inizia nel 1977 la ricostruzione degli intonarumori di Luigi Russolo ad opera di Pietro Verardo che concretizza le indicazioni contenute nel brevetto n° 142066 depositato l’11 gennaio 1914 all’ufficio brevetti di Milano. 
Wladimiro Dorigo nel 1977, allora direttore dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia, volle riportare in uso per la Mostra “Russolo/L’arte dei rumori 1913-1931” gli strumenti musicali futuristi perduti. 

A seguito delle prove positive nel 1977 furono realizzati quattro intonarumori per la mostra del 15 ottobre 1977: crepitatore, gracidatore, ululatore, ronzatore-gorgogliatore strumenti poi usati in quei giorni anche in un concerto di musiche futuriste nelle sale della Mostra. 

Negli anni successivi al 1977 centinaia furono le richieste di prestiti dei quattro degli intonarumori alla Biennale di Venezia da Musei ed Esposizioni di tutto il mondo. 

Nel 2002 Pietro Verardo sulla scorta di nuova documentazione riprese la costruzione di modelli mancanti, ripromettendosi nel futuro la realizzazione delle famiglie complete. 

Nel 60° anniversario della morte, l’Amministrazione Comunale ha presentato la produzione futurista dell’autore e sono state eseguite composizioni musicali relative agli intonarumori. In tale occasione è stato realizzato un catalogo consultabile presso la Biblioteca Comunale.

I quadri di proprietà del Comune di Portogruaro.

Sono quattro le opere pittoriche di Luigi Russolo, esponente di spicco del movimento del Futurismo, appartenenti al Comune di Portogruaro. “Impressioni di un bombardamento” 1926, “Linee di forza-Forze della Folgore”1912, “I tre pini”1944, “Autoritratto” 1940 e visibili nelle sale del Palazzo Comunale. 

1926 “Impressioni di un bombardamento” 
Il dipinto riepiloga magistralmente l’essenza della guerra e dei sui rumori. 

1912 “Linee di forza-Forze della Folgore” 
Occultato sul retro di un dipinto degli anni 40, grazie all’intervento di restauro avvenne l’importante scoperta che la moglie di Russolo, Maria Zanovello aveva dato per distrutta dallo stesso autore. Il dipinto fu riconosciuto dal prof. Lombardi nel 2005. L’opera concretizza la proclamazione futurista “che il moto e la luce distruggano la materialità dei corpi”.

Le incisioni di proprietà del Comune
Russolo interpreta l’attività incisoria nei primi anni del ‘900 . 
Le incisioni del Russolo possono essere divise in diverse tipologie: ritratti, paesaggi, simbolismi, espressività futuristica, la ricerca sulla luce. 

Il Comune di Portogruaro nel 2006 ha acquistato n. 33 lastre di Luigi Russolo e le ha ristampate in dieci esemplari per ogni lastra. 
Nel 120° anniversario della nascita, la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea “Ai Molini” ha ospitato tutta la produzione incisoria dell’artista portogruarese. In tale occasione è stato realizzato anche un catalogo consultabile presso la Biblioteca Comunale.         

Linee Forza della Folgore    
Linee forze della luce” è lo spettacolo ideato in occasione dell’inaugurazione del Teatro Comunale intitolato a Luigi Russolo, famoso artista portogruarese, che per originalità è stato uno degli eventi più importanti della manifestazione Terre dei Dogi in Festa 2009

Curato da Son et Lumiere Roma- Lyon, società che propone la valorizzazione del patrimonio culturale attraverso l’uso di luci, suoni e nuove tecnologie, lo spettacolo si ispira nel nome al quadro “Linee Forza della folgore” di Luigi Russolo, di proprietà del Comune di Portogruaro.

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Pomponio Amalteo

Pomponio Amalteo (Motta di Livenza, 1505 – San Vito al Tagliamento, 1588), pittore, allievo e genero del Pordenone, lodato dal Vasari nel 1568: l’artista toscano ne parla molto bene, a proposito dell’opera maggiore dell’Amalteo, gli affreschi di San Vito al Tagliamento.

Per il secondo Cinquecento e per il Seicento, Amalteo costituisce fonte d’osservazione e d’ispirazione per tutti gli artisti friulani, così come, per lui, lo era stato il Pordenone. Pomponio Amalteo è l’ultimo grande affrescatore cui la terra friulana diede i natali.

A Portogruaro al Collegio Marconi, in via Seminario, è conservata la sua opera “La Sacra famiglia”. 

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Padre Bernardino

In via Mazzini, poco dopo l’arco sulla sinistra, si trova una lapide che ricorda un personaggio nato in questa casa: Giuseppe Dal Vago, meglio conosciuto come padre Bernardino da Portogruaro, la cui causa di beatificazioni è in avanzata fase istruttoria. Egli nacque il 15 febbraio 1822.

Il padre Antonio, di origine veneziana, era farmacista e teneva bottega nell’attuale farmacia Scarpa. 

Rimasto orfano di entrambi i genitori in giovane età, nel 1829 Giuseppe si trasferì a Venezia in casa dello zio materno Gaspare Barbarigo.

Dopo aver frequentato il ginnasio.liceo "Santa Caterina", il 7 novembre 1839 nel convento di S.Michele in isola veste l’abito francescano e prende il nome di padre Bernardino da Portogruaro. il 21 settembre 1844 viene ordinato sacerdote. Dopo aver insegnato ai chierici per dodici anni, nel1855 viene eletto ministro provinciale. 

Il 19 marzo 1869 viene nominato da pio IX ministro generale dell’Ordine dei frati minori, carica che tenne fino al 1889, quando vi rinunciò per motivi di salute. Durante questi vent’anni, quando in quasi tutti i paesi europei venivano soppressi gli Ordini religiosi, visitò con zelo instancabile tutte le province religiose d’Europa. 

Fondò il collegio San Bonaventura a Quaracchi, nei pressi di Firenze, promuovendo l’edizione critica delle opere di san Bonaventura. Favorì l’istituzione dell’attuale università pontificia "Antonianum" di Roma. 

Nel 1892 venne consacrato arcivescovo. il 7 maggio 1895 morì a Quaracchi. Il 13 giugno 1962 la sua salma venne traslata nel santuario di San Francesco del Deserto, nella laguna di Venezia.

L’iscrizione posta sulla casa natale, oggi di proprietà della famiglia Scarpa, recita così: In questa cara // ebbe i natali e visse // una fanciullezza mie e serena // Bernardino da Portogruaro // Generale dei Minori // Arcivescovo si Sardica // gloria purissima della nostra città // poi che l’onore dei veri grandi // ove non sia obliato // è monito perenne a tutti i venturi.

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Lorenzo da Ponte

Lorenzo Da Ponte, pseudonimo di Emanuele Conegliano (ceneda 10 marzo 1749- new york 1 agosto 1838 è poeta  e librettista italiana, noto soprattutto in quanto autore dei libretti di tre grandi opere di Mozart).

Nasce da una famiglia ebrea, figlio di Geremia Conegliano e Ghella Pincherle. 

Nel 1763 il padre, rimasto vedovo e desideroso di sposare una giovane cristiana, fa convertire tutta la famiglia, che prende il nome del vescovo che li aveva battezzati. Dopo la morte del vescovo lascia il seminario di Ceneda per quello di Portogruaro, dove viene ordinato Sacerdote nel marzo 1773.

Subito dopo si trasferisce a Venezia, dove però si dimostra libertino e spregiudicato e il nel 1779 viene bandito per 15 anni dalla Repubblica di Venezia.

Si trasferisce prima a Gorizia e poi a Dresda, dove il "poeta della corte sassone" Caterino Mazzolà, che più tardi lavorerà alla Clemenza di Tito, lo inizia alla sua nuova attività.

Giunto a Vienna nel 1781, per interessamento di Antonio Salieri diventa poeta di corte dell’imperatore Giuseppe II. 

Da Ponte scrisse per vari musicisti libretti che ottennero grande successo. 

È di questi anni la collaborazione con Mozart per la creazione di tre capolavori: Le nozze di Figaro (1786) dalla commedia di Beaumarchais, Don Giovanni (1787) (al libretto diede qualche contributo anche Giacomo Casanova) e Così fan tutte (1790). Dopo la morte di Giuseppe II nel 1790, Da Ponte cade in disgrazia presso la corte e nel 1791 si deve allontanare da Vienna.

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Nicolò Bettoni

Tipografo molto noto al suo tempo anche per aver pubblicato la prima edizione dei "Sepolcri" di Ugo Foscolo.
A lui è intitolata la Biblioteca Civica.

(clicca il collegameto per maggiori informazioni...)

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Giulio Camillo Delminio letterato

Giulio Camillo detto "Delminio" (Portogruaro, 1480 – Milano, 1544) è stato un umanista e filosofo italiano. Letterato, erudito ed insegnante, è famoso per il suo progetto utopistico delTeatro della Sapienza o Teatro della Memoria, edificio ligneo costruito secondo il modello vitruviano in cui avrebbe dovuto essere archiviato, tramite un sistema di associazioni mnemoniche per immagini, tutto lo scibile umano, precursore delle moderne enciclopedie.

Nato attorno al 1480 (altre fonti attestano 1484), è possibile che il suo nome di battesimo fosse in realtà Bernardino e Giulio Camillo uno pseudonimo di sapore latineggiante, adottato secondo il costume degli umanisti dell’epoca. 

Studiò presso l’Università di Padova e si dedicò quindi all’insegnamento di eloquenza e logica. Nel 1508 fondò con altri, a Pordenone, l’Accademia Liviana; trasferitosi a Venezia, conobbe, tra gli altri, Pietro Bembo, Pietro Aretino e Tiziano, e strinse amicizia con Erasmo da Rotterdam, che lo ricorda nella sua opera Ciceronianus, attribuendogli eccellenti doti di oratore.

Dedicatosi allo studio della lingua ebraica e delle lingue orientali, della cabala, del pitagorismo e della filosofia neoplatonica, nel 1519, in occasione di un viaggio a Roma, ebbe probabilmente occasione di confrontarsi con il cardinale Egidio da Viterbo, uno dei massimi cabalisti cristiani.

In quegli anni stava sviluppando l’idea di un teatro di nuova concezione, in cui, a differenza che nel teatro tradizionale, in cui lo spettatore si trova in platea e lo spettacolo si svolge sul palco, era lo spettatore a trovarsi al centro del palco e lo spettacolo gli si dispiegava intorno. 

Dal palco, infatti, si dipartivano 7 gradini, ognuno dei quali contrassegnato con una diversa immagine (Primo grado, Convivio, Antro, Gorgoni, Pasifae, Talari, Prometeo) e ognuno suddiviso in sette parti, corrispondenti ai sette pianeti (Luna, Mercurio, Marte, Giove, Sole, Saturno, Venere). 

Ognuna delle quarantanove intersezioni che risultavano era contrassegnata da un’altra immagine mnemonica desunta dalla mitologia, che rappresentava una parte dello scibile umano. In pratica, il suo Teatro era un edificio della memoria, rappresentante l’ordine della verità eterna e i diversi stadi della creazione, un’enciclopedia del sapere e l’immagine del cosmo.

In questo progetto si avvertono la tensione tipicamente rinascimentale verso il sapere universale e la conoscenza del cosmo, nonché gli influssi della filosofia ermetica e cabalistica iniziata da Pico della Mirandola e studiata nel Novecento da Frances Yates.

Delminio espose le sue teorie nel trattato Idea del Theatro (pubblicato postumo a Venezia nel 1550) e trovò un sostenitore e mecenate nel sovrano francese Francesco I, che incontrò a Milano, ma non è chiaro se un prototipo di tale teatro sia stato effettivamente costruito.

La sua figura non convenzionale e le sue idee particolarissime gli attirarono l’ammirazione di molti ma anche l’ostilità di altri, ed egli venne definito sia un genio sia un ciarlatano.

La sua stessa persona era circondata da un alone di mistero, e anche la morte, attorno al 1544, avvenne in circostanze poco chiare.

Le fonti per la sua vita sono due biografie scritte nel XVIII secolo da Federigo Altan e Giorgio Liruti.

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Antonio Panciera cardinale

Antonio Panciera (Portogruaro 1350 - Città del Vaticano 1431) cardinale.

Fu Patriarca di Aquileia dal 1402 al 1412, segretario di Papa Bonifacio IX, Vescovo di Concordia dal 1393 al 1402. Era in realtà uno pseudocardinale (aveva ricevuto la porpora dall’antipapa Giovanni XXIII) ma prese parte al conclave che elesse Martino V durante il Concilio di Costanza al quale partecipava come delegato.

Fu un personaggio di raffinata cultura, un abile politico, ma in particolare un dotto umanista.

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Clemente XIII Rezzonico

Il 6 luglio 1758 Carlo Rezzonico, già vescovo di Padova dal 1743, venne eletto papa e assunse il nome di Clemente XIII. Carlo Rezzonico è stato  l’Abate Commendatario dell’Abbazia di Summaga.

A Carlo Rezzonico si deve una importante opera di restauro del complesso abbaziale di Summaga.

Una volta divenuto Papa, l’abbazia di Summaga passò in commenda a suo nipote, omonimo Carlo Rezzonico, e alla morte di questo nel 1799, venne soppressa.

Qui sono conservati i ritratti di Carlo Rezzonico, poi Papa Clemente XIII e del nipote.

 

Nicolò Bettoni

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